domenica 16 marzo 2008

timologia e creatività

Sviluppo e speranza
nella timologia e nella creatività.

Nell’analisi della situazione socio-culturale dei nostri giorni vengono spesso riferiti
due momenti causali: la perdita dei valori fondamentali per una società moderna
e democratica; la dittatura del relativismo che porta alla sopraffazione da parte del
Io e delle sue spinte libidiche.
Possiamo cercare di capirci meglio cominciando dalla definizione di relativismo.
Emanuele Severino ne fa un riferimento filosofico sostenendo la “potenza del
pensiero” del quale la “fede” vorrebbe ridurne la portata.
L’equivoco sta nel definire “dittatura” una invincibilità del pensiero che non può
essere svalorizzata da uno “scetticismo ingenuo” che non tiene conto della grande
tradizione culturale dell’Occidente.
Questa rispecchia un continuo cambiamento inteso come “produzione di vuoti”
attraverso creazioni e annientamento. La Fede, al contrario, riferita all’eterno ed
alla verità assoluta, tende a riempire ogni vuoto non lasciando scampo al divenire
della storia, della tradizione e dell’evidenza.
In questo modo se accettassimo un “eterno” non ci potrebbe più essere un mondo
e, proprio per questo, il pensiero filosofico diventa “invincibile”.
Questo disconoscimento dell’eterno contrasta con la fede cattolica che vuole
imporre una “verità” che porta la fede ad essere molto vicino all’imposizione, alla
volontà di potenza ed anche alla violenza (… al di là delle intenzioni, quasi sempre
nobili, degli uomini di Chiesa – dice Severino).
Papa Ratzinger –Benedetto XVI- giustamente, dal suo punto di vista, dice che
l’uomo non può vivere senza fede, ma il relativismo filosofico sostituisce la fede
con un’altra espressione dell’ente eterno che si trasforma nella ragione e nella
scienza.
È proprio questo il punto cruciale della questione, perché la fede e ala ragione
annientano le “cose del Mondo”, ma questa sarebbe pura follia che produce
l’autentico omicidio o enticidio originale.
È inevitabile dunque che la ragione, come la fede, rifiutino la morte degli eterni,
“… ma l’eternità autentica non è quella di un padrone, creatore, demiurgo che
domina le creature ed il loro divenire”.
In realtà la scienza scopre e dimostra un continuo divenire della stria, del sapere
ed anche (oltre che soprattutto) della natura ed, in essa, dell’uomo.
È Darwin che rompe l’eternità immutabile della natura e trasforma anche l’uomo
in un oggetto-soggetto in continuo divenire. Dovendo accettare queste
considerazioni, si produce però una enorme difficoltà ontologica.
La fede giustifica nel “nuovo-darwinismo” la spinta iniziale di un Dio-creatore,
non più puro vasaio, ma mente prodigiosa che mette nella “polvere” la spinta
inarrestabile della trasformazione, dell’adattamento, della supremazia del più
adatto.
La scienza-ragione continua il suo cammino di studio e di scoperte, trovando
anche nell’uomo un continuo e straordinario accomodamento che però è anche
profonda trasformazione. Sembrerebbe tutto accomodato ed accettabile se non
che subentra l’eterna diatriba tra corpo e mente. Entra qui la “follia” di cui para
Severino, proprio quando Spinoza riconosce che gli affetti e de passioni sono
forme normali del “soggetto” per relazionarsi con se stesso e con il mondo. In
questo senso, le passioni sono un fenomeno della natura, tanto nel loro aspetto
positivo che in quello negativo.
Gli affetti positivi, ma anche l’odio, la collera, l’invidia, ecc. sono parte della stessa
necessità della Natura nel suo aspetto di “necessità singolare per crescere e per
divenire”.
Con questa affermazione, Spinoza porta a considerare che le “passioni” non
devono essere né dominate , né soppresse, ma comprese per raggiungere una più
elevata coscienza di esse, per poterle utilizzare nello sviluppo della “potenza
dell’essere”.
A questo punto, la “follia spinoziana” non può essere accettata né dalla fede né
dalla ragione che si arroccano nella definizione di “entità eterne”.
Se dunque il corpo (scientificamente) può cambiare, modificarsi per raggiungere
una migliore capacità adattiva nei confronti del mondo, per la mente … non si
può accettare nessun cambiamento che porterebbe all’annullamento della ragione
(per la scienza) e dell’anima (per la fede).
L’incorruttibilità e l’immodificabilità della mente-ragione e della fede diventano i
fondamenti per evitare la “follia” (di Spinoza) e la “nientificazione” di quella
superiorità ontologica e fideistica che dovrebbe essere il segno irrinunciabile del
principio dell’eternità dell’oggetto di fede e di quello della ragione-razionalità.
La “ragione appassionata” di Spinoza è il paradigma di uno scontro tra una
visione che implica necessariamente una trasformazione dell’uomo in se stesso,
vale a dire in “corpo e anima”, mentre, dall’altra parte, la fede e la ragione-scienza
difendono una visione a diversi livelli: quello del corpo che permette all’uomo una
evoluzione (in tutti i campi), quello della razionalità che non può essere accettato
perché porterebbe a dover credere in una “ragione non inamovibile, non
trasformabile, non eterna”.
Si potrebbe dire che la Fede-religiosa si associa ad una Fede-scientifica, entrambe
legate ad una “razionalità” predestinata, imposta dalla creazione o da un
presunto “diritto di superiorità”.
Lo spunto conoscitivo e trasformativo di Spinoza si è dimostrato largamente
premonitore in rapporto con i principi delle scienze-umane-applicate che hanno
affrontato i termini della psicologia dello sviluppo alla luce delle più nuove
conoscenze sul tema dei valori, degli affetti e della timologia.
Spinoza aveva previsto la “trasformazione dell’uomo in sé” attraverso la possibilità
di sottomettere il desiderio pulsionale con un processo conoscitivo di diversi
livelli: l’immaginazione, la ragione, l’intuizione (questa come massima espressione
del conoscere).
Oggi le cose sono viste in un modo diverso, ma uguale nella sostanza. Parliamo
infatti di:
- Intuizione = una capacità intellettiva di origine prevalentemente corticale
che si va esaurendo dopo i primi anni perché sostituita dall’intelligenza
razionale;
- Immaginario = che porta a porre la conoscenza in rapporto con l’Altro e
con il divenire;
- pensiero razionale = che include quello concreto e quello affettivo.
In questo modo si può considerare il soggetto legato a forze che scappano dal
controllo rigido e pre-stabilito della ragione (unica ed immodificabile), ma che così
riesce a comprendere in modo più completo, olistico ed adeguato le cause degli
eventi, le varie verità che si strutturano sulla base di diversi punti di vista.
Così acquistano un preciso senso le scoperte della psicoanalisi che riguardano
l’inconscio, l’organizzazione del Sé in contrapposizione all’Io, le dinamiche di un
Super-Io-implicato e, quindi, il vero significato di un linguaggio che circola non in
uno spazio diadico, ma in una dimensione triadica che giustifica un
rinnovamento dell’imposizione didattica-razionale, verso una concezione
strutturata sui principi di una psico-neuro-pedagogia-implicata.
In questa (come preannunciato da Spinoza) il desiderio aumenta la lucidità
analitico-deduttiva e cognitivo-intellettiva, passando dalla poca precisione
dell’intuizione, alla complessità organizzata della razionalità astratta, sino alle
dinamiche dell’immaginario che, nel suo rapporto con l’Altro, da acquistare alle
procedure conoscitive quelle componenti timologico-relazionali che permettono
una maggiore “potenza” tanto nel piano individuale che collettivo.
In questa visione –organizzazione della mente, l’uomo scopre, sviluppa e va
possedendo una concezione di sé che, ben lontano dalle dinamiche della
distruzione e della morte per la perdita della Verità-assoluta-Fede o della Veritàassoluta-
ragione, acquista la forza della “Dea dell’Amore”: la più bella, la migliore,
la più accettabile ed amabile delle donne che sono “Parche” – “Moire” – “Norne”
(“Moiras”, “Parcas”; “Normas” = Enrique Carpintero).
Da questo si desume che l’Uomo, nella sua evoluzione globale ed olistica, vince
illusoriamente la morte, ma nel frattempo si libera di un destino imposto ed
inesorabile, proprio perché sceglie il cammino della creatività, del controllo
cosciente delle pulsioni e delle passioni, dello sforzo etico di tracciare la via dei
valori e degli affetti (timologia) che significa raggiungere la pienezza della propria
umanità.
Questa concerne i sentimenti positivi della speranza, della sicurezza, della
generosità, del rispetto, delle pari opportunità, dell’ordine e della libertà.
Per Spinoza si tratta di creare un soggetto etico-politico guidato da una ragioneappassionata;
per noi di raggiungere una dimensione nella quale non si tratta di
obbedire o essere sottomessi alla fede, alla scienza o alla ossessività della ragione.
L’uomo del domani può aspirare all’ordine nella libertà, al diritto nel rispetto
reciproco, allo sviluppo equilibrato, modulato e democratico, nel quale l’obiettivo
etico è un “processo” che come “programma democratico” abbandona le idee
dell’imposizione e del sommettere per assumere la teoria e la pratica del “fare
insieme”, del conoscersi, dell’apprezzamento reciproco.
PARCHE: divinità della mitologia arcaica. I latini ebbero una soa Parca (Cipselo)
che presidiava alle nascite. Poi furono tre (assimilate alle Moire greche) che
presidiavano al destino dell’uomo. Atropo (la terza) che recide il filo della vita.
MOIRE: divinità greche. In Omera era una sola, ma già in Esiodo sono tre:
- Clote = la filatrice della vita (nascita);
- Lachesi = la “fissatrice della sorte” (matrimonio);
- Atropo = l’irremovibile fatalità della morte (morte)
Sono figlie di Zeus e di Tenni (per altri : nate dalla notte)
NORNE : tre divinità germaniche del destino:
- URDT (del passato); VERDANDI (del presente); SKUTA (dell’avvenire

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timologia

CAPIRE LA TIMOLOGIA: SCIENZA DEGLI AFFETTI

Le “scienze affettive” fanno riferimento alla timologia (scienza degli affetti e dei
valori) che, nella sua struttura conoscitiva (gnoseologica ed epistemologica) mette
in rapporto il Sé con l’Altro. In questo modo, si pone l’accento e l’importanza nella
relazione e nelle valenze attivate dal rapporto interpersonale.
Simon Baron-Cohen ha messo in evidenza la “funzione” chiamata “teoria della
mente” nella quale il soggetto si sofferma a considerare ed a comprendere … cosa
passa o succede nella mente dell’Altro.
L’analisi della “mira” dello sguardo dell’Altro aiuta a rendersi conto di quanto ha
attirato la sua attenzione e questo sarebbe il primo atteggiamento per “capire
l’Altro”.
Sri Nisargadatta Maharaj, partendo dalla sua esperienza “dottrinale”, sostiene che
“senso dell’Io” sia quasi “… presente nella realtà” o “… marchio della realtà”. Non
c’è realtà senza quel “Io” che guarda e la “traduce”: non si può dire “Io-sono”
senza “sentirsi qualcuno”.
L’esperienza clinico-terapeutica porta però a sottolineare come il “senso dell’Io”
sorga come “creazione d’oggetto” e, quindi, utilizza lo stesso schema di “ogni
formazione d’oggetto”.
Il bambino autistico (che non ha ancora raggiunto la tappa degli oggetti) diventa
paradigmatico e dà quindi una immagine perfetta di Sé che ha bisogno di tenere
in mano un oggetto per … sentirsi lui stesso oggetto del reale.
Il senso di “verità dell’essere” sta dunque nel poter “… essere visto come oggetto”
come lui si crea tenendo in mano un oggetto che, per la sua visibilità, diventa
“vero”.
In altre parole, è tutto questo il significato della parafrasi “… la verità di Sé è
insita nello sguardo dell’Altro che ci vede!”
Molti ricercatori sostengono la predominanza nell’autistico del “dover vedere”
(preminenza dello sguardo su altre percezioni), ma in realtà si tratta solo di un
meccanismo primitivo che con lo sviluppo verrà abbandonato e sostituito.
In questo “… sguardo dell’Altro che dà verità” sta il paradigma fondamentale della
timologia che, come sistema degli affetti, valorizza e centralizza il rapporto con
l’Altro.
Dobbiamo anche tenere in conto che è proprio il rapporto che genera l’evoluzione
del pensiero in quanto fa passare dal “pensiero concreto” al “pensiero affettivo”.
Se il pensiero concreto è quasi paradigma della percezione che rappresenta un
funzione espressione di una struttura (come sono la vista, l’udito, il tatto, ecc.),
per il pensiero concreto c’è un passo in più che toglie dal puro e semplice fatto
percettivo. Siamo di fronte ad un “processo”, qualcosa cioè che sorge
dall’esperienza, dalla rappresentazione, dalla relazione col l’Altro e dai vissuti.
Tutto questo si genera nella “memoria” così come il “pensiero affettivo”sorge dalla
memoria di quanto è successo sul “ponte d’amore della relazione”.
Nell’esperienza dell’arte-terapia-psicodinamica si evidenzia con precisione questa
dipendenza dall’Altro (terapeuta fatto Io-ausiliario) per stabilire quel senso di “Iosono
oggetto visibile” ed anche quella dinamica del “Io-posso” attraverso “te che
mi tieni la mano (che io chiedo e voglio) per agire, che fa, che disegna … che mi
permette”.
La verità dell’essere “Sé-oggetto” è anche “certezza di potere nell’Altro per l’Altro”
che sono “processi affettivi” che, come tali, permettono e determinano lo sviluppo,
la creatività e la crescita.
Lo studio della timologia (scienza degli affetti e dei valori) ha preso inizio per noi
dalle applicazioni neuroscientifiche in rapporto con le problematiche
dell’intelligenza e con quelle relative alla perdita delle qualità cognitive e razionali
espresse nella “malattia di Alzheimer”.
Da queste osservazioni si sono dedotte le implicanze scientifiche nelle
problematiche dello sviluppo (psicologia dello sviluppo) o, soprattutto, in relazione
con le sindromi dello spettro autistico.
La predisposizione psico-neuro-pedagogica delle nostre ricerche ha permesso di:
- elaborare una mappa funzionale dell’organizzazione affettiva, tenendo conto
degli studi pionieristici di Antonio Damasio e delle nostre osservazioni nel
campo della pratica clinica e psico-terapeutica;
- strutturare una complessa elaborazione che, sulla base di studi di
psicodinamica, psicoanalitici, neurofunzionali e pedagogici, ha permesso di
tracciare le basi per una “scienza degli affetti” che, denominata “timologia”, è
servita a dare un senso compiuto alle conoscenze teoriche ed un substrato
pragmatico per strutturare modalità di intervento sia nel campo della
psicoterapia che in quello della “didattica speciale” e della psico-neuropedagogia.
Tali considerazioni e, soprattutto, le applicazioni clinico-didattiche e terapeutiche
hanno definitivamente portato ad un modello euristico ordinato e coerente per
poter tracciare linee-guida per comprendere l’articolato e complesso schema
psichico e neuro-funzionale che sottende allo sviluppo mentale nelle sue parti
affettive e cognitive.
Tenendo conto delle osservazioni di A. Damasio, di D. Goleman e di G.M.
Engelman, i nostri studi hanno permesso di tracciare anche uno schema
comprensivo che sottende alla concezione di un “cervello triadico” che, in ultima
analisi, supporta l’idea di un funzionamento cerebrale fondato sulle emozioni,
sugli affetti e sull’organizzazione analitico-deduttiva delle capacità cognitivointellettive.
Tutto questo, inoltre, ha indotto la necessità di dare una formazione aggiornata a
ricercatori, psicologi, docenti, psicoanalisti, pedagogisti, medici, psichiatri, ecc.
proprio per fomentare un approccio più completo, organizzato e strutturato su
precise basi neuroscientifiche.
La disposizione neuro-psicologica ha portato a dare nuove letture della logica dei
comportamenti superando le strettoie della logica “traumatica”, sostituita da un
più vasto e complesso panorama riferito ai meccanismi che regolano lo sviluppo
non solo psico-cognitivo, ma anche psico-affettivo.
Queste semplici considerazioni rendono chiara l’idea di quanto innovativo e, per
molti aspetti, anche rivoluzionario risulti un approccio timologico alle
neuroscienze che ha portato a dare risposte nuove per la psicologia, la
psicoanalisi, la didattica e la pedagogia, ma anche per la sociologia e
l’antropologia.

scienza degli affetti

LE DINAMICHE DEGLI AFFETTI

Dopo quindici anni, da quando cioè il Prof. Giuseppe Nappi ed il Dott. Romeo
Lucioni, trovandosi a Montevideo (Uruguay) per promuovere il “Programma
Colombo 2000”, decisero di sviluppare lo studio delle “scienze affettive” che
denominarono “Timologia”, si osserva un sempre maggior interesse da parte dei
ricercatori di neuroscienze, per queste tematiche.
Purtroppo, seppure siano stati scritti e diffusi in molti congressi, lavori e
contributi sulla affettività, ancora non si è riusciti a far comprendere la necessità
di tenere ben separate le emozioni dagli affetti.
La separazione di queste funzioni psico-neuro-biologiche è fondamentale proprio
perché riguardano meccanismi cerebro-funzionali diversi e, soprattutto, perché in
questo modo si è potuto decifrare il meccanismo di funzionamento triadico del
cervello, cioè legato al cervello emotivo (lobo limbico), al sistema affettivo (corteccia
frontale e prefrontale) e cervello razionale che sottende alle funzioni mentali
superiori, legate alle dinamiche della razionalità e delle capacità analiticodeduttive
e del problem-solving.
La Timologia, dunque, è sì una disciplina o una scienza del tutto nuova e, per
molti aspetti, anche rivoluzionaria, ma deve essere esclusivamente riferita a
quegli aspetti che denominiamo “sentimenti”. Questi sono ben distinti dalle
emozioni che riguardano sistemi automatici di difesa e di adattamento alla realtà
esterna.
I sentimenti riguardano la vita di relazione, la socializzazione, l’empatia, la
creatività, le dinamiche interpersonali in un ordine valorativo.
Proprio per questo la timologia è chiamata scienza degli affetti e dei valori e
riguarda lo sviluppo del sé, dell’autostima, dell’auto-soddisfazione, oltre che,
naturalmente, a tutte quelle sfumature positive e negative che regolano i rapporti
con l’Altro.
Mentre le funzioni emotive si evidenziano già al momento della nascita, il sistema
affettivo comincia ad attivarsi con la maturazione della corteccia frontale che,
come ha perfettamente dimostrato A. Damasio, si completa al secondo anno di
vita.
Possiamo anche dire che l’organizzazione compiuta del sistema affettivo si va
sviluppando tra il secondo ed il dodicesimo anno, cioè in un periodo che va
dall’organizzazione frontale sino al superamento delle problematiche che dalla
psicoanalisi sono state denominate come “l’Edipo”.
Le scienze timologiche riguardano quindi, tutto il tema della socializzazione e
dell’integrazione del soggetto nella famiglia e nell’ambito socio-culturale di
riferimento, in un intreccio di esperienze e di vissuti che condizionano e
determinano lo “sviluppo psico-affettivo”.
Se sino a una quindicina di anni fa si poteva ancora pensare che fosse lo sviluppo
cognitivo-razionale a condizionare l’integrazione soggettiva, oggi non è più
possibile disconoscere l’importanza fondamentale del sistema affettivo per
l’organizzazione della mente nel suo complesso, partendo proprio dai primi
momenti dello sviluppo.
Possiamo dire ormai che non si può comprendere il comportamento, la struttura
del carattere, l’integrazione della personalità se non si tengono in considerazione
le motivazioni e le modulazioni affettive.
Se il comportamento umano non può essere spiegato solamente con criteri di
razionalità, oggi sappiamo anche che richiede anche dei criteri timologici, molto al
di là poi, delle semplici ed automatiche reazioni emotive.
Il benessere, la salute mentale, il disagio, le difficoltà relazionali, i ritardi dello
sviluppo, le concomitanti di cooperazione e di rispetto reciproco, ma anche le
parti più negative del comportamento sino alla violenza ed alla delinquenza, sono
tutte espressioni dell’essere umano che richiedono, per essere comprese, degli
studi che riguardano le scienze affettive.
Le nostre ricerche, che da più di un decennio ci hanno portati ad affrontare le
problematiche dello sviluppo, dell’autismo ed anche quelle dell’involuzione senile
e demenziale, ci portano a sostenere che ormai anche la psicologia, la neurologia,
la psicoanalisi, le scienze umane applicate, ma anche la pedagogia, la sociologia e
l’antropologia richiedono una lettura nuova, basata sulla timologia, sulla scienza
degli affetti e dei valori, su una visione che porta ad integrare il corpo, la mente
ed anche quei valori laici trascendenti che danno senso e poetica alla vita

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