timologia
CAPIRE LA TIMOLOGIA: SCIENZA DEGLI AFFETTI
Le “scienze affettive” fanno riferimento alla timologia (scienza degli affetti e dei
valori) che, nella sua struttura conoscitiva (gnoseologica ed epistemologica) mette
in rapporto il Sé con l’Altro. In questo modo, si pone l’accento e l’importanza nella
relazione e nelle valenze attivate dal rapporto interpersonale.
Simon Baron-Cohen ha messo in evidenza la “funzione” chiamata “teoria della
mente” nella quale il soggetto si sofferma a considerare ed a comprendere … cosa
passa o succede nella mente dell’Altro.
L’analisi della “mira” dello sguardo dell’Altro aiuta a rendersi conto di quanto ha
attirato la sua attenzione e questo sarebbe il primo atteggiamento per “capire
l’Altro”.
Sri Nisargadatta Maharaj, partendo dalla sua esperienza “dottrinale”, sostiene che
“senso dell’Io” sia quasi “… presente nella realtà” o “… marchio della realtà”. Non
c’è realtà senza quel “Io” che guarda e la “traduce”: non si può dire “Io-sono”
senza “sentirsi qualcuno”.
L’esperienza clinico-terapeutica porta però a sottolineare come il “senso dell’Io”
sorga come “creazione d’oggetto” e, quindi, utilizza lo stesso schema di “ogni
formazione d’oggetto”.
Il bambino autistico (che non ha ancora raggiunto la tappa degli oggetti) diventa
paradigmatico e dà quindi una immagine perfetta di Sé che ha bisogno di tenere
in mano un oggetto per … sentirsi lui stesso oggetto del reale.
Il senso di “verità dell’essere” sta dunque nel poter “… essere visto come oggetto”
come lui si crea tenendo in mano un oggetto che, per la sua visibilità, diventa
“vero”.
In altre parole, è tutto questo il significato della parafrasi “… la verità di Sé è
insita nello sguardo dell’Altro che ci vede!”
Molti ricercatori sostengono la predominanza nell’autistico del “dover vedere”
(preminenza dello sguardo su altre percezioni), ma in realtà si tratta solo di un
meccanismo primitivo che con lo sviluppo verrà abbandonato e sostituito.
In questo “… sguardo dell’Altro che dà verità” sta il paradigma fondamentale della
timologia che, come sistema degli affetti, valorizza e centralizza il rapporto con
l’Altro.
Dobbiamo anche tenere in conto che è proprio il rapporto che genera l’evoluzione
del pensiero in quanto fa passare dal “pensiero concreto” al “pensiero affettivo”.
Se il pensiero concreto è quasi paradigma della percezione che rappresenta un
funzione espressione di una struttura (come sono la vista, l’udito, il tatto, ecc.),
per il pensiero concreto c’è un passo in più che toglie dal puro e semplice fatto
percettivo. Siamo di fronte ad un “processo”, qualcosa cioè che sorge
dall’esperienza, dalla rappresentazione, dalla relazione col l’Altro e dai vissuti.
Tutto questo si genera nella “memoria” così come il “pensiero affettivo”sorge dalla
memoria di quanto è successo sul “ponte d’amore della relazione”.
Nell’esperienza dell’arte-terapia-psicodinamica si evidenzia con precisione questa
dipendenza dall’Altro (terapeuta fatto Io-ausiliario) per stabilire quel senso di “Iosono
oggetto visibile” ed anche quella dinamica del “Io-posso” attraverso “te che
mi tieni la mano (che io chiedo e voglio) per agire, che fa, che disegna … che mi
permette”.
La verità dell’essere “Sé-oggetto” è anche “certezza di potere nell’Altro per l’Altro”
che sono “processi affettivi” che, come tali, permettono e determinano lo sviluppo,
la creatività e la crescita.
Lo studio della timologia (scienza degli affetti e dei valori) ha preso inizio per noi
dalle applicazioni neuroscientifiche in rapporto con le problematiche
dell’intelligenza e con quelle relative alla perdita delle qualità cognitive e razionali
espresse nella “malattia di Alzheimer”.
Da queste osservazioni si sono dedotte le implicanze scientifiche nelle
problematiche dello sviluppo (psicologia dello sviluppo) o, soprattutto, in relazione
con le sindromi dello spettro autistico.
La predisposizione psico-neuro-pedagogica delle nostre ricerche ha permesso di:
- elaborare una mappa funzionale dell’organizzazione affettiva, tenendo conto
degli studi pionieristici di Antonio Damasio e delle nostre osservazioni nel
campo della pratica clinica e psico-terapeutica;
- strutturare una complessa elaborazione che, sulla base di studi di
psicodinamica, psicoanalitici, neurofunzionali e pedagogici, ha permesso di
tracciare le basi per una “scienza degli affetti” che, denominata “timologia”, è
servita a dare un senso compiuto alle conoscenze teoriche ed un substrato
pragmatico per strutturare modalità di intervento sia nel campo della
psicoterapia che in quello della “didattica speciale” e della psico-neuropedagogia.
Tali considerazioni e, soprattutto, le applicazioni clinico-didattiche e terapeutiche
hanno definitivamente portato ad un modello euristico ordinato e coerente per
poter tracciare linee-guida per comprendere l’articolato e complesso schema
psichico e neuro-funzionale che sottende allo sviluppo mentale nelle sue parti
affettive e cognitive.
Tenendo conto delle osservazioni di A. Damasio, di D. Goleman e di G.M.
Engelman, i nostri studi hanno permesso di tracciare anche uno schema
comprensivo che sottende alla concezione di un “cervello triadico” che, in ultima
analisi, supporta l’idea di un funzionamento cerebrale fondato sulle emozioni,
sugli affetti e sull’organizzazione analitico-deduttiva delle capacità cognitivointellettive.
Tutto questo, inoltre, ha indotto la necessità di dare una formazione aggiornata a
ricercatori, psicologi, docenti, psicoanalisti, pedagogisti, medici, psichiatri, ecc.
proprio per fomentare un approccio più completo, organizzato e strutturato su
precise basi neuroscientifiche.
La disposizione neuro-psicologica ha portato a dare nuove letture della logica dei
comportamenti superando le strettoie della logica “traumatica”, sostituita da un
più vasto e complesso panorama riferito ai meccanismi che regolano lo sviluppo
non solo psico-cognitivo, ma anche psico-affettivo.
Queste semplici considerazioni rendono chiara l’idea di quanto innovativo e, per
molti aspetti, anche rivoluzionario risulti un approccio timologico alle
neuroscienze che ha portato a dare risposte nuove per la psicologia, la
psicoanalisi, la didattica e la pedagogia, ma anche per la sociologia e
l’antropologia.

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